Dati anagrafici
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Domande frequenti
Il codice fiscale è composto da 16 caratteri alfanumerici, ognuno con un significato preciso. Le prime tre lettere vengono dal cognome, le successive tre dal nome — con criteri specifici per i nomi che hanno poche consonanti. Seguono due cifre per l’anno di nascita, una lettera per il mese (A = gennaio, B = febbraio, e così via), due cifre per il giorno — più 40 se si è donne — e quattro caratteri per il comune o lo stato estero di nascita. L’ultimo carattere è il codice di controllo, calcolato sui quindici precedenti secondo l’algoritmo del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Tutti questi passaggi vengono eseguiti automaticamente: basta inserire i dati anagrafici.
Sì. L’algoritmo usato è quello definito dal decreto ministeriale del 23 dicembre 1976, lo stesso alla base degli strumenti dell’Agenzia delle Entrate. Il calcolo avviene interamente nel browser: nessun dato viene inviato a server esterni o conservato. L’unico caso in cui il codice generato potrebbe differire da quello ufficiale è l’omocodia — quando cioè un’altra persona ha gli stessi identici dati anagrafici e l’Agenzia delle Entrate ha già modificato uno dei due codici per renderli distinti.
Succede quando due persone hanno gli stessi dati anagrafici: stesso cognome, nome, data e comune di nascita. In quel caso l’algoritmo produrrebbe un codice identico per entrambe. Per risolvere il problema, l’Agenzia delle Entrate sostituisce alcune cifre del codice con lettere, seguendo una tabella fissa: 0 diventa L, 1 diventa M, 2 diventa N, e così via. Il codice risultante sembra anomalo ma è perfettamente valido. Chi sospetta di avere un codice omocodice può verificarlo direttamente sul portale dell’Agenzia delle Entrate.
Il procedimento è lo stesso, cambia solo il codice del luogo di nascita. Per i comuni italiani si usa il codice catastale; per gli stati esteri si usa il codice Belfiore, che inizia sempre con la lettera Z. Ad esempio, Z112 per la Germania, Z129 per la Romania, Z100 per l’Albania. Basta digitare il nome del paese nel campo “Luogo di nascita”: il sistema lo riconosce e applica il codice corretto in automatico.
Il codice generato è algoritmicamente corretto e coincide con quello ufficiale nella grande maggioranza dei casi. Detto questo, l’unico codice fiscale con valore legale è quello registrato nell’anagrafe tributaria dell’Agenzia delle Entrate — che in caso di omocodia potrebbe essere diverso da quello calcolato. Prima di usarlo su un documento ufficiale, contratto o modulo fiscale, è sempre consigliabile una verifica sul portale dell’Agenzia delle Entrate.
No. Il codice fiscale dipende dai dati anagrafici alla nascita — comune di nascita, non di residenza — e non viene mai modificato per via di un trasferimento o di un cambio di cognome dopo il matrimonio. Anche chi cambia cognome per adozione o per altre ragioni mantiene il codice fiscale originario. L’unica eccezione riguarda le correzioni di errori anagrafici: se il codice fu calcolato su dati sbagliati, l’Agenzia delle Entrate può emetterne uno nuovo.